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Il testo di Collodi non è diventato dunque un pretesto, bensì il cuore naturale del lavoro scenico.

Allo stesso modo il linguaggio, così poeticamente arcaico, ma anche così concreto al quale ben si sono sovrapposte, offrendo stratificazioni linguistiche e sonore, le lingue degli attori: tunisina, egiziana, slava, napoletana, siciliana.

Presentato al Festival di Santarcangelo


     
             
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