Non
si tratta di infantilizzare, si tratta di essenzializzare.
Quando il bambino agisce, è profondamente concentrato
nell'elaborazione di un nuovo gesto o suono e ogni sua
scoperta e' una manifestazione sincera di gioia.
Nel confrontarmi con i piccoli ho modificato anche
la percezione del tempo. Ho privilegiato con loro il
"tempo vitale", più vicino alla dimensione
di un respiro.
Ho capito meglio i tempi necessari al bambino per captare
un nuovo suono o impadronirsi di un gesto, il suo modo
di avvicinarsi a una persona. Anche per quanto riguarda
il concetto di spazio ho imparato moto dai bambini.
Basta un esempio: l'alternanza presenza-assenza, con
cui il bambino fa i conti dall'inizio della vita, la
presenza-assenza dell'altro è un gioco continuo
e ripetuto. Lì il suono stabilisce un legame
e supplisce la mancanza della persona. |