Ho
accantonato per anni nei miei spettacoli l'uso della
parola. Le parole mi sembravano vane, pesanti, difficili
da masticare. L'uso delle parole fa trascurare i suoni.
Con i bambini, prima affiorano le onomatopee, poi scarne
parole riprese e riprodotte dall'adulto. Nei giochi
simbolici ho visto affiorare le immagini verbali, se
il bambino si sente accettato nel proprio modo di esprimersi,
allora anche il linguaggio verbale diventa oggetto di
gioco.
Tutto questo mi ha spinto a ritornare verso la parola
senza dimenticare la carica affettiva che si nasconde
dietro di essa. Ma non ne faccio un uso dialogico. Io
preferisco viaggiare tra parola e materia sonora per
ritrovare un linguaggio più poetico legato ai
suoni e ai gesti che lo creano via via. |