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  home / teatrografia / 1988 / lupus et agnus                

Il lavoro consente ad ogni individuo di entrare fisicamente nell’opera e, spostandosi da una stanza all’altra, di collegare nella sua mente le azioni, i suoni, le parole che nella realtà si presentano separate, in qualche modo insensate perché mancanti di una parte.


Quello che, ad un primo sguardo, appare incompleto è, dal mio punto di vista, più interessante e stimolante di un accadimento a senso compiuto, lascia spazio ad un completamento individuale, soggettivo.

Michele Sambin

   
             
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