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È un lavoro aperto poiché non si limita a usare un solo strumento espressivo, ma passa continuamente dalla performance alla televisione e viceversa. I due mezzi puntano verso una stessa direzione.

Raccontano lo stesso evento attraverso due distinti punti di vista, ma anche attraverso una diversa cronologia. L’uso dei tempi oscilla da un polo all’altro: quello che è presente diventa improvvisamente passato e quello che è passato slitta verso il presente.

Michele Sambin (1981)

     
             
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