di
e con Michele Sambin
assolo per voce corpo e strumenti
dalla lettera all’Alvarotto di Ruzante
Un sogno, un viaggio animato da visioni, un affresco
di immagini generato da parole che sono suoni e che
diventano musica che a sua volta evoca paesaggi,
di un passato che rimane sempre presente.
Questa è per me, la lettera all’Alvarotto
di Ruzante. Un testo con cui mi sento
in particolare sintonia, che mi corrisponde.
Ne condivido il senso: un inno alla vita pieno di vitalità,
ma attraversato dalla malinconia; l’atmosfera:
che è irreale, più vicina al sogno che
alla quotidiana realtà; la struttura: che procede
per immagini, per quadri metaforici più che
per narrazione; il linguaggio: che è arcaico
e raffinato allo stesso tempo,
come una partitura di parole da suonare. |