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Questo linguaggio può costruire un teatro di visione e di ascolto che, come l’arte visiva o la musica è inesauribile, perché lì si delineano forme che aprono l’immaginazione.

È un linguaggio che contribuisce ad allargare i confini di ciò che viene considerato teatro, che sposta in avanti i limiti di narrazione drammaturgia e regia e che pensa in nuovi termini anche il rapporto tra scena e spettatore.

Teatromusica è in grado di "raccontarci" qualcosa, ma si tratta di un raccontare svincolato dalla necessità di informare, un raccontare che non è messaggio unico e uguale per tutti, ma che chiede ad ogni singolo spettatore di essere autore della propria visione.

  Pierangela Allegro in Blasen, assolo per un'attrice e trombone a coulisse, 1984  
   
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