Il
suono gradatamente si trasforma assumendo toni di differente
intesità, conducendo il protagonista ad essere
alternativamente carnefice e vittima di se stesso. Vi
si può leggere una feroce autoironia sul rapporto
tra esecutore e strumento.
Viene fatta metafora del martirio del giovane che tutta
la storia dell'arte dipinge come una delle figure più
sensuali della martirologia cristiana, davanti al sadismo
perverso dei suoi esecutori.
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