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  home / teatrografia / 1999 / sogno di andrej                

L'artista Rublëv è un monaco e monaco significa separato. Essere separati ma allo stesso tempo essere in contatto con la realtà attraverso il proprio fare arte. Chiusi e contemporaneamente aperti al mondo, divisi tra desiderio di appartenenza e necessità di isolamento.

"... una sorta di atelier kantoriano, con funi, assi, una porta vagante, una trave incombente. All'inizio e alla fine del sogno del protagonista appare una schiera di rossi corifei, prima descrivendo una battaglia, una carneficina che concede all'artista di reagire soltanto con la voce senza parole del suo violoncello, infine per annunciare l'Apocalisse... Tra i due si snoda la storia, o meglio il sogno, o meglio ancora la sequenza di interni mentali di Andrej e dei suoi compagni, pittori di icone e affrescatori di chiese..."

"... si tratta di una psicomachia. Di una lotta interiore, di una riflessione sulla santità come desiderio e la sensualità come tentazione, una lacerazione che - sembra dire Sambin - forse soltanto nell'arte si può ricomporre."

Antonio Attisani

 

   
             
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