Rosanna Sfragara

ROSANNA SFRAGARA nata nel 1976, si forma come attrice principalmente a Verona, sua città d’origine, Bologna, Parigi e Atene.

Dal 1999 al 2006 vive e lavora a Parigi, dove collabora con diverse compagnie. Continua poi in Italia il suo lavoro di attrice e ideatrice di spettacoli e progetti di arte e cultura. I suoi incontri artistici sono molti ma due determinanti: il regista Theodoros Terzopoulos e il suo metodo di lavoro sul Tragico, la regista e drammaturga Letizia Quintavalla e la sua visione del teatro e del mondo attraverso lo sguardo dei Bambini. Con lei, insieme ad altre 19 attrici fonda il Collettivo Progetto Antigone che realizza Parole e Sassi – la storia di Antigone per le nuove generazioni, progetto femminile di teatro, arte e impegno civile; e ora, insieme alla scrittrice Susanna Bissoli, lavora alla storia singolare di una “santa”.

Dal 2010 cura i progetti e le attività dell’associazione culturale Armilla, dedicati anche a persone in situazioni di disagio e handicap fisico e psichico.

Da molti anni persegue, insieme a studiosi e altri artisti, una ricerca fra arte e forme della memoria a partire dalla figura e dall’opera di Charlotte Delbo.

 

 

 

"L'E' MORTA MA GHE BÀTE EL CÓR"

 

un progetto di Susanna Bissoli, Letizia Quintavalla, Rosanna Sfragara

testo Susanna Bissoli

direzione artistica Letizia Quintavalla

con Susanna Bissoli, Rosanna Sfragara, Iuna Bressan

elaborazione sonora Giancarlo Dalla Chiara

cura generale Cristina Palumbo

coproduzione Tam Bottega d'Arte, Echidna Associazione Cult./BelVedere Lab., 

in collaborazione con Associazione Armilla

​Tam Teatromusica è impresa di produzione di teatro di innovazione nell'ambito della sperimentazione, riconosciuta da MIBACT

 

Nel 1948 in un paesino della provincia veneta, ad una giovane donna, figlia di contadini, appare la Madonna che le predice il giorno e l’ora della morte. Comincia un afflusso crescente di pellegrini e curiosi. La santa diventa un motore dell’economia del paese: si affittano stanze, si adibisce un campo a parcheggio per le biciclette, i vicini vendono ai pellegrini sacchettini di terra provenienti dal cortile della donna. A forza di prelevare terra scavano una buca. Arrivano il giorno e l’ora designati, ma la santa non muore. Fine della santa. L’attesa si muta in delusione, l’adorazione in scherno. Il prete viene mandato via dalla parrocchia, sulla vicenda cala il silenzio. Da quella notte la ragazza resta misteriosamente paralizzata alle gambe, non uscirà più di casa ma vivrà ancora per molti anni. Susanna Bissoli è venuta a conoscenza di questa storia vera da suo padre alcuni anni fa e da allora è iniziato per lei un lungo percorso di ricerche, raccolte di materiali, tentativi di scrittura per andare a fondo di quella che a poco a poco è diventata una sorta di ossessione.

 

 

La santa è ancora viva. “E adeso t’è conosú ‘na vécia”, ha detto a Susanna quando è andata nella sua casa per conoscerla.

 

L​a vicenda della santa resta misteriosa e muta come uno schermo bianco su cui tutti proiettano se stessi.

 

Gli spettatori disposti in cerchio sono assemblea riunita per un evento, come la folla riunita quella sera sotto la casa della santa.

 

In scena due donne e una bambina: figure richiamate da stralci d’immaginario per officiare una sacra rappresentazione del ricordo.

 

In questo a lavoro s’ intersecano tre dimensioni: il sacro, il femminile e il dialetto. Il sacro perché parla delle visioni di una “santa”, di una folla che si raduna in attesa di un miracolo ma anche - forse soprattutto - del luccichio del sacro dentro dei frammenti di memoria. Il femminile perché è un lavoro che nasce dall’amicizia di tre donne, perché vede in scena due donne e una bambina che si confrontano con la malattia, il corpo, la morte e anche perché parla del deserto di solitudine che attende chi vive oltre la propria fine, tenendo sulle ginocchia il proprio corpo morto come la Madonna nella Pietà di Michelangelo. Infine il dialetto, perché è la prima lingua che ho parlato, la lingua dei miei sentimenti e anche quella dei protagonisti di questa storia, che ha le sue radici nella Bassa Veronese ma proprio per questo parla alle radici profonde, ai tronchi, ai rami spezzati di ogni regione e di ogni terra.                 

 

Susanna Bissoli

 

 

 

 

 

 

LA PRIMAVERA

di Charlotte Delbo

(Foto di Ignazio Sfragara)

 

 

traduzione Elisabetta Ruffini e Rosanna Sfragara

creazione scenica di e con Rosanna Sfragara

consulenza letteraria e storica Elisabetta Ruffini

luci Francesco Suppi

produzione Armilla e Bottega d'arte Tam Teatromusica

collaborazione Teatro Satiro off
 

Per portare alla conoscenza, per portare alla coscienza. Portare al discorso.

Il discorso è la lingua del poeta.

La lingua del poeta dà a vedere.

 

"So che quando ho voluto dare a vedere Auschwitz, sono stata presa da paura. In che modo dare a vedere qualcosa che sorpassa ogni immaginazione, ogni rappresentazione, ogni descrizione? Ho avuto paura di restare al di qua, di restare al di sotto. E quando ho superato la paura di mettermi a scrivere, è stato il linguaggio della poesia a venirmi del tutto naturalmente. Perché? In che modo? Non so.

Le creature del poeta non sono creature di carne: per questo le chiamo spettri. Sono più vere delle creature di carne poiché sono inesauribili. Per questo sono nostri amici, nostri compagni, coloro grazie ai quali siamo legati agli altri esseri umani nella catena degli esseri e nella catena della storia."

La primaveraè l’ultimo capitolo di Nessuno di noi ritornerà (trad. it. Il filo di Arianna, Bergamo 2015), primo tomo della trilogia Auschwitz et après.

 

Charlotte Delbo lo ha scritto subito, al ritorno dal campo, nel 1946.

Lo ha pubblicato, per scelta, vent’anni dopo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Collettivo I` Teatro

KALAVRYTA DELLE MILLE ANTIGONI AD ALTA VOCE

(foto del disegno di Italo Chiodi)

parole Charlotte Delbo

voce Rosanna Sfragara

una creazione di Rosanna Sfragara e Renata Palminiello

collaborazione artistica Jutta Wernicke

disegno Italo Chiodi

produzione Armilla in collaborazione con Isrec Bergamo

organizzazione Tam Teatromusica

anno 2015

 

Il primo studio è stato presentato al Festival Inequilibrio il 5 e 6 luglio 2015 nel sottopassaggio della stazione ferroviaria di Castiglioncello (Li)

 

 

Noi, noi sappiamo quel che ci avrebbero detto. E l’abbiamo fatto.

 

Un racconto che dice la violenza di una rappresaglia tedesca che il 13 dicembre 1943 rompe il ritmo di vita di un paesino incastonato tra le montagne del Peloponneso: tutti i maschi di più di dodici anni sono fucilati.

Un poema, étrange poème d’amour, canto della forza lucida e potente delle donne che restano. E resistono. Ieri come oggi.

Parole scritte e dette ad alta voce. Dire che è vedere, guardare negli occhi e dare a vedere.

Rito che si ripete. Per continuare a costruire memoria e futuro attraverso la poesia.

 

Straordinaria scrittrice francese di origine italiana, Charlotte Delbo (1913-1985) è ancora quasi sconosciuta in Italia. Donna di teatro e di filosofia, assistente di Louis Jouvet e poi di Henri Lefebvre, impegnata nella Resistenza francese, è stata arresta e deportata ad Auschwitz. Sopravvissuta, al suo ritorno, ha scelto di farsi testimone non solo dell'esperienza del campo ma anche del suo tempo, il Novecento europeo, attraverso la letteratura e la poesia.

I suoi testi furono già un consiglio di lettura, rimasto purtroppo inascoltato ai più, di Primo Levi.

Scritto nel 1977 e pubblicato in Francia nel 1979, Kalavryta delle mille Antigoni è stato tradotto e pubblicato in Italia per la prima volta nel 2014 dalla casa editrice indipendente Il Filo d’Arianna.

 

La scrittura di Delbo è veridica, è parola mai direttamente e ingenuamente vera. Per questo è capace di rendere il tempo spazio da vedere.

E’ un dire che è rito, attraversa il pubblico, lo percuote e allo stesso tempo lo oltrepassa. E’ parola non intima, non personale, non privata, profondamente pubblica, invece, e profondamente politica perché capace di creare legami fra i tempi, fra le vicende individuali e collettive, fra le storie e la storia.

Scrittura rigorosa , studiata in ogni sua ripetizione, in ogni sua pausa, e insieme concreta, di carne. Poesia.

Tragedia e non solo per l’evocazione del titolo, ma per la forma, che ci ha fatto cercare un atto non di interpretazione ma di testimonianza e di delega, ricevuta e consegnata, che ci ha imposto il rigore di un corpo solo apparentemente immobile, di una voce che non chiede e non accusa.

 

Collettivo I` Teatro è un gruppo creato tra la Francia e l’Italia dalle attrici Rosanna Sfragara (Italia) e Jutta Wernicke (Germania) insieme la studiosa Elisabetta Ruffini (Italia), con l’intento di perseguire una ricerca fra arte e forme della memoria, a partire dalla figura e dall’opera di Charlotte Delbo (Francia).

La sua vocazione è una ricerca artistica, in una prospettiva di erranza. Il suo impegno è quello per un’arte che, con la consapevolezza del passato, interroga il presente senza sosta, per tenere le coscienze allertate e allenate nella loro capacità di immaginare il futuro.

Nel 2010 il gruppo ha iniziato il lavoro su Charlotte Delbo dando vita alla mise en espace Misura dei nostri giorni a partire dai suoi testi (con Rosanna Sfragara, Giovanna Scardoni e Fiorella Rubele) presentata a Bergamo e all’Università di Architettura di Reggio Calabria.

Nel 2011 in collaborazione con Murmure Teatro crea per il festival francese Nous n’irons pas à Avignon lo spettacolo Et jamais je n’invente, testi di C.Delbo (creazione di R. Sfragara, N.Zabini, E.Ruffini, complicità artistica di Jutta Wernicke, collaborazione per la lingua dei segni F.Rubele, video di Nat Wilms, con C.Nadrah/P.Romeo, R.Sfragara, F.Zoppei) che replica poi a partire dal 2012 nella versione italiana

Nel 2013 il gruppo crea il racconto per l’infanzia Bambini (di R. Sfragara e E.Ruffini, con R.Sfragara) che narra la storia dei bambini italiani colpiti dalle leggi razziali fasciste e che replica numerose volte nelle scuole ma non solo di Veneto e Lombardia.

Nel 2013 Jutta Wernicke e Rosanna Sfragara iniziano una ricerca a partire dalla novella tedesca Die Regentrude di Theodor Storm e dalla cultura tradizionale tedesca che le porta a creare un primo studio Baci azzurri e giocattoli di forme poderose presentato al Teatro Nuovo di Verona in marzo e un’azione site specific presso il lavatoio del Comune di Schilpario (Bg) in agosto cche coinvolge bambini del luogo, nata a conclusione di una residenza creativa di tre settimane, con incontri, interviste con la popolazione e laboratori con i bambini dai 3 ai 9 anni. Il percorso continuerà nel 2016 tra la Francia e l’Italia in collaborazione con la Compagnie Gynthiane di Parigi.

Nel 2014 il collettivo inizia il lavoro sul testo Kalavryta delle Mille Antigoni di Delbo; in maggio e ottobre 2014 e in aprile 2015 Sfragara e Wernicke presentano a Bergamo, Milano e Verona una mise en voix del testo integrale da cui nasce l’inizio di un lavoro scenico che, assieme all’incontro con Renata Palminiello, porterà alla creazione del primo studio teatrale presentato al festival Inequilibrio il 5 e 6 luglio 2015. Nel corso del 2016 è prevista la preparazione anche della versione francese dello spettacolo.

In luglio 2015 Rosanna Sfragara inizierà ad Atene, con la guida del maestro Theodoros Terzopoulos, un nuovo progetto a partire da un testo poetico di Charlotte Delbo non ancora tradotto in italiano.

 

Contatti

Rosanna Sfragara

rsfragara@libero.it; tel. 3482688512

 

Referente organizzazione: Paola Valente - Tam Teatromusica

info@tamteatromusica.it; tel. 0496554669

 

 
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